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ale_vanziProsegue la rassegna “il Giardino della Poesia”, il festival di musiche e parole nei luoghi pascoliani, diretto da David Riondino. Mercoledì 27 luglio alle ore 21,15 nel giardino di Casa Pascoli (in caso di maltempo in Sala Gramsci in via Nenni) andrà in scena lo spettacolo, in anteprima nazionale, Gong Boxe” e ricerca delle radici. Diretto e interpretato da Alessandra Vanzi, accompagnata sul palco dal polistrumentista Pasquale Innarella e dai filmati di Paolo Grassini, “Gong Boxe” vuole essere un omaggio a un uomo, un poeta, un attore, un'anima pura: Victor Cavallo.

 

Vittorio Vitolo, in arte Victor Cavallo, moriva undici anni fa, il 22 gennaio del 2000.    Attore e poeta anarcosorcosituazionista, fondatore della Jeunesse pessimiste italienne, nato alla Garbatella da genitori napoletani, sentimentalmente marsigliese e tunisino, cantore della beat generation romana, magnifico attore, esilarante e malinconico flaneur dei bassifondi capitolini, si definiva "Sofisticato e zozzo".

Dice di lui Alessandra Vanzi: “Siamo stati amici per la pelle per trent'anni, abbiamo lavorato insieme, ho imparato molto da lui  e quando è morto ho ritrovato a casa mia, dove lo avevo ospitato mille volte, un vero tesoro scritto su fogli, scontrini, sul retro dei volantini, su quadernetti e su carte del pane e in mille altri posti. Poi un bel giorno ho trovato, già impaginato, ITEM, che comincia così: gong boxe e ricerca delle radici. E' un lungo racconto diviso in scene, atti e paragrafi ed è stato pubblicato da Stampa Alternativa all'interno di Ecchime, libro di Victor Cavallo uscito postumo, nel quale sono raccolte molte poesie e altri testi. ITEM non è propriamente un pezzo di teatro né semplicemente  poesia; a me sembra, lavorandoci dentro, una prosa piena di songs o un racconto poetico e visivo insieme. A tratti le parole sono  vero flusso musicale e poi tornano a essere  prosa veloce e tagliente che descrive la città con i suoi disperati abitanti. Uno squarcio di vita. Uno degli ultimi di Victor che è comunque sempre in prima persona dentro il racconto. Una scrittura sofisticata e zozza, bellissima”.

 

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