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NAPOLI – (30 Aprile 2005) – C’è anche Giovanni Pascoli nella mostra itinerante, ora a Napoli, “Inchiostri d’autore a Caffè”, che rivela un volto insolito e inedito di tanti personaggi della letteratura italiana. Si tratta di documenti che propongono aspetti pubblici e privati di quarantasei maestri del novecento, tra cui Zvanì, di cui viene riportata una lettera patriottica, nonché una sua cartolina che descrive le modifiche operate nella sua casa di San Mauro in Romagna. Di seguito riportiamo il servizio pubblicato su “Il Mattino” di Napoli il 13 aprile scorso dal titolo “Gambribus. Arte, storie e letteratura al sapore di caffè” a firma di Antonella Durazzo.

 «Aspetti nascosti di scrittori e poeti italiani del novecento, il loro carattere, da svelare e ritrovare nelle lettere, nelle note a penna, nei pensieri appena abbozzati e magari fermati sulla carta dal tavolino di un bar. Il curioso affresco di documenti autografi, spesso inediti, di quarantasei giganti della letteratura, sono il corpo della mostra «Inchiostri d’autore a Caffè», al Gambrinus da sabato sino al 22 maggio. Le proposte sono d’antologia: Pirandello, Deledda, Quasimodo, Ungaretti, Pascoli, Martinetti, Gozzano, Calvino, solo per citarne alcune. La mostra, nata a Modena dalla felice idea di un libraio antiquario, Paolo Salvarani e dal titolare di un antico caffè letterario, Luca Bonacini, del Caffè dell’Orologio, è un’esposizione viaggiante che in nove tappe tocca altrettanti caffè storici italiani. Come dire, a chi non se ne ricordasse, che grandi pagine di storia e di letteratura sono nate proprio al caffè. L’incredibile esposizione di cento, tra lettere e scritti messi a disposizione da importanti collezionisti privati, è partita dal noto cenacolo di Modena (dove il 25 aprile del 1945, per festeggiare la liberazione, si offrirono gratis liquori per 24 ore) e nel giro di sei mesi ha già toccato altri templi del bar all’italiana, come i Caffè San Carlo e Fiorio di Torino, dai cui tavolini, si dice, si sia fatto il Risorgimento; il Gran Caffè Giubbe Rosse di Firenze, dove tra fumo e assenzio, consumavano le loro notti i futuristi fiorentini; e ancora la Confetteria Cova di Milano, da due secoli ritrovo dell’intelligenza milanese; il San Marco di Trieste; il Pedrocchi di Padova, che Stendhal definì «Le meilleur caffè d’Italie». E dopo la sosta al Gambrinus, che in quanto a storia e letterati passati dai suoi tavolini, nulla ha da invidiare agli altri caffè storici, la mostra farà il suo ultimo passaggio al Caffè Greco di Roma. Innumerevoli sono le storie che quei frammenti e quei documenti raccontano, svelando spesso aspetti nascosti delle personalità che li hanno prodotti. Ci sono, ad esempio, quattro ironiche cartoline che Italo Calvino scrisse al padre, riferendogli della vita difficile dell’universitario; c’è una lettera di Pirandello, scritta dall’Hotel George V di Parigi, in occasione della rappresentazione dei «Sei personaggi in cerca d’autore», nella quale si richiede il distintivo fascista; sempre da Parigi, una poesia inedita di De Pisis del 1948. E ancora, uno schizzo di Balla che ritrae un avvocato futurista. Rimanendo nello stesso ambito la lettera di Marinetti, che dava convegno a qualcuno in un caffè di Bologna per la costituzione del Fascio futurista bolognese. Poi tante pagine personali, come la richiesta di Grazia Deledda di partecipare ad un concorso; e documenti che propongono aspetti pubblici e privati dei maestri del novecento, come una lettera patriottica di Pascoli ed una sua cartolina che descrive le modifiche operate nella sua casa di San Mauro in Romagna. Curiosità intellettuale fatta sazia e aromatizzata al caffè, sfogliando le teche coi pensieri della Morante e di D’Annunzio, di Ungaretti, Montale, Guglieminetti, Levi, Carrà, Malaparte, Soldati, Savino e ancora altri.» (Da “Il Mattino” del 13 aprile scorso dal titolo “Gambribus. Arte, storie e letteratura al sapore di caffè” a firma di Antonella Durazzo).

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