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 SAN MAURO PASCOLI – (3 Agosto 2005) - Per il quinto anno consecutivo San Mauro Pascoli celebra il Processo a un personaggio legato alla vicenda pascoliana. Alla sbarra questa volta ci sarà un nome tanto importante quanto per certi aspetti controverso della storia patria: Giuseppe Mazzini. Ma cosa c’entra Mazzini col Pascoli? C’entra eccome, se si pensa alla passione che il poeta di San Mauro ha sempre nutrito per la Nazione e il Risorgimento, dedicando al fondatore della Giovane Italia un “Inno secolare a Mazzini”. L’appuntamento è per mercoledì 10 agosto (data canonica dell’evento, giorno in cui fu ucciso il padre del Poeta) alle 21,00 a Villa Torlonia (La Torre) a San Mauro Pascoli (ingresso libero). Titolo della serata: “Processo a Mazzini: padre della patria o cattivo maestro?”. Di scena una pubblica accusa e una difesa, entrambe composte da storici. Il verdetto sarà emesso da una giuria di cinque personalità. Questi i protagonisti: l’accusa sarà guidata dallo storico Giovanni Belardelli (docente di Storia del pensiero politico contemporaneo Università Perugia); la difesa da un altro storico, Roberto Balzani (docente di Storia Contemporanea Università Bologna). La giuria che emetterà il verdetto sarà presieduta dal sindaco di San Mauro Gianfranco Miro Gori, Marino Biondi (Università Firenze), Antonio Carioti (giornalista Corriere della Sera), Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia - Viterbo), Werther Colonna (Vice presidente di Sammauroindustria). La serata è organizzata dall’Associazione pubblico-privato Sammauroindustria, che riunisce i principali imprenditori di San Mauro e l’amministrazione comunale.

Perché il Processo a Mazzini.

L’occasione del Processo è il bicentenario della nascita di Mazzini. A San Mauro si partirà da una serie di rilievi critici, che anche recentemente sono stati mossi al Grande Italiano. Una riflessione coraggiosa sul ruolo di Mazzini, nella storia dell’Italia contemporanea, non può non partire dall’influsso che egli ha avuto nella diffusione dell’ideale nazionalista: tutte le correnti interventiste, ad esempio, invocarono l’autorità di Mazzini per fare guerra all’Austria e liberare le terre irredente; nell’euforia della vittoria del 1918 Giovanni Gentile presentò un Mazzini nazionalista e guerriero che ebbe assai fortuna nel ventennio fascista.

Non solo: il culto dei martiri, dei quali egli fu forse il primo promotore nel mondo occidentale moderno, fu la conseguenza logica di questa sua visione della realtà. In quest’aspetto del suo pensiero si potrebbero oggi, forse, riconoscere i numerosi fondamentalisti religiosi; e soprattutto coloro che mescolano il credo ultraterreno alla causa d’indipendenza. Non a caso Mazzini parlava di Doveri prima dei Diritti, di Vita come Missione… proponeva il Sacrificio; aveva un senso religioso della vita e della storia. Anche lui appariva come un profeta…

Eppure la sua fiducia nella Democrazia era incredibilmente moderna, al punto tale da intravedere in notevole anticipo i guasti del futuro “socialismo reale”: ribadisce, fin da allora, la grave accusa contro i capi del comunismo… di rinunciare alla libertà, ossia alla “sola garanzia di progresso in questo mondo”. Si schiererà contro le azioni e le suggestioni rivoluzionarie della Comune parigina. Alla lotta di classe, portata oltretutto alle estreme conseguenze, contrapponeva l’associazionismo e la cooperazione, la solidarietà e la leale collaborazione fra le classi. Se ci si addentra nel soggetto, si scopre, quindi, che la semplicità è proprio la caratteristica mancante di Mazzini.

Le critiche a Mazzini presentano, inoltre, un altro versante. Quello cattolico. Che anche recentemente ha rilanciato i suoi strali contro il “Padre della Patria”. E’ sufficiente leggere quanto Franco Cardini, cattolico e storico di prestigio, ha scritto sull’epoca e sull’uomo: “…in realtà, il Risorgimento non è stato tutto luce ed epopea; …da una parte esisteva una élite di imprenditori, di politici, di militari, di intellettuali che desideravano l'unità d'Italia secondo un modello centralizzato "alla francese", ma la stragrande maggioranza degli italiani del tempo non aderivano a questo modello, lo ritenevano estraneo alle loro tradizioni, o, semplicemente, non capivano nemmeno di cosa si stava trattando….”

Sempre Cardini poi aggiunge: “Il carattere violentemente aggressivo, anti ecclesiale e anti cattolico di molte delle forze che hanno costituito il Risorgimento: soprattutto di quelle massoniche, garibaldine, mazziniane… come l'unità d'Italia sia stata raggiunta fondamentalmente grazie alla forza propulsiva ed espansiva della monarchia piemontese, e come il Piemonte avesse assunto nei confronti della penisola italica quella funzione di Stato-guida che la Prussia ebbe ad esempio nell'unificazione della Germania… La scelta piemontese e mazziniano-garibaldina di farlo diventare un Paese unitario "alla francese" fu una scelta obiettivamente anti-storica, che però serviva sia agli interessi di alcuni gruppi italiani, sia agli interessi di alcune potenze europee, principalmente della Francia prima e dell'Inghilterra poi… Il centralismo piemontese, insieme con l'estremismo garibaldino e mazziniano, sono i padri storici di un esperimento nazionalista che alla lunga ha rovinato il Paese: che c'è costato due guerre mondiali…”.

Non mancheranno, quindi, gli argomenti per riflettere sulle idee e sulle vicende di questo straordinario Italiano, così lungimirante – ed inascoltato - per tanti aspetti… Un Italiano che, però, possiamo considerare anche il fondatore di una certa “religione di patria”. Una religione laica connotata da un forte romanticismo. Così forte da apparire anche un tantino fosco.

Da San Mauro Pascoli, dal cuore della Romagna, parte questa rivisitazione. Parte da una Regione che ha offerto – durante tutto l’Ottocento – il maggior contributo alla causa mazziniana: in termini politici e militari.

La serata del 10 agosto a San Mauro Pascoli.

Il Processo si svolgerà sabato 10 agosto a Villa Torlonia (La Torre) con inizio alle 21,00. Nel corso della serata l’attore Mirko Ciorciari leggerà alcune poesie di Giovanni Pascoli, tra cui anche una dedicata a Giuseppe Mazzini.

Perché il Processo il 10 agosto.

L’iniziativa del processo è nata cinque anni fa dalla volontà di riportare alla luce uno degli avvenimenti più bui della storia d’Italia: l’omicidio del padre di Giovanni Pascoli. In una data non scelta a caso, il 10 agosto, giorno dell’assassinio di Ruggero Pascoli; data tra l’altro immortalata dal poeta di San Mauro in una celebre poesia (10 agosto). Di fronte si sfidarono una pubblica accusa e una difesa, entrambe rappresentate da storici e intellettuali, con al centro una giuria pronta ad emettere il verdetto sul tema. Da quel primo Processo poi, sempre il 10 agosto, ne sono seguiti altri tre, con al centro personaggi o tematiche rappresentative della storia di Romagna: il Processo a Stefano Pelloni, in arte il “Passatore” di Romagna (2002); il Processo alla cucina romagnola (2003); il Processo alla Romagna di Mussolini (2004). Quest’anno è il turno di un altro personaggio di primo piano: Giuseppe Mazzini (2005).

Informazioni per il pubblico.

“Processo a Mazzini: padre della patria o cattivo maestro?”

Mercoledì 10 agosto - Ore 21,00

Villa Torlonia La Torre – San Mauro Pascoli

In caso di maltempo l’iniziativa si svolgerà nella sala degli Archi sempre a Villa Torlonia.

Info: Sammauroindustria tel. 0541-810124

Ingresso libero.

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