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 SAN MAURO PASCOLI – (18 settembre 2005) - Tre giorni dedicati a Giovanni Pascoli, per celebrare il 150° anniversario della nascita. Visto nel suo rapporto con tutta la cultura del Novecento. Un’occasione di studio su una delle figure più importanti della letteratura italiana, certo la più importante dopo l’epoca di Leopardi e Manzoni, secondo l’interpretazione di Gianfranco Contini. L’appuntamento è da venerdì 30 settembre a domenica 2 ottobre con il convegno “Pascoli e la cultura del Novecento”, in programma nella sua terra natale, San Mauro Pascoli (Fc), in un ambiente che da solo evoca il ricordo dei suoi versi: La Torre (Villa Torlonia): “Nella Torre il silenzio era già alto / sussurravano i pioppi del Rio Salto” (Cavalla Storna). A due passi dalla Casa Natale, Monumento nazionale e cuore (insieme alla Torre) di tutta la poesia pascoliana. Ben 25 gli studiosi che prenderanno parte all’iniziativa provenienti da diverse parti del mondo (Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti) e dalle discipline più diverse (letteratura, storia, antropologia e psicanalisi). Insieme, per affrontare il personaggio Pascoli nei suoi rapporti con la cultura italiana e internazionale. Dell’importanza del convegno basti citare il Comitato scientifico, che vede raccolti i più qualificati studiosi pascoliani del mondo accademico: Mario Pazzaglia (presidente, Università Bologna), Andrea Battistini (Università Bologna), Giuseppe Leonelli (Università di Roma Tre), Clemente Mazzotta (Università Bologna), Giuseppe Nava (Università di Siena), Alfonso Traina (Università di Bologna). Senza dimenticare, tra i relatori, la presenza di alcuni tra i più importanti nomi del panorama italiano (e non solo), tra cui, lo storico Mario Isnenghi, i critici letterari Pier Vincenzo Mengaldo e Franco Brevini, lo studioso dantista Dante Della Terza, il pedagogista Antonio Faeti. Mentre fino a ora ci si è prevalentemente concentrati sulla poesia pascoliana studiandone i diversi aspetti linguistici e tematici, la novità assoluta di questo convegno è dovuta al fatto che Pascoli verrà considerato alla luce di una definizione di Pier Paolo Pasolini, che, detto tra parentesi, presentò la sua tesi di laurea sul poeta di San Mauro. Pasolini sosteneva che tutto quanto è seguito a Pascoli, in poesia e non solo, nel bene e nel male, dipende da lui. Non basta. Se è vero, e lo dimostreranno gli autorevoli studiosi presenti al convegno, che la poesia in lingua italiana, quella in dialetto e quella latina dipendono da Pascoli, è, altrettanto vero, che tutta la cultura italiana e l’identità più in generale degli italiani stessi hanno un debito con lui (si veda l’ampia diffusione scolastica e popolare del poeta italiano). Un solo esempio: il discorso della Grande proletaria (al di là del giudizio politico che se ne voglia dare: socialista o protofascista) dimostra quale geniale “comunicatore” egli fosse, quale poeta-attore (secondo la definizione di Garboli), quale potenziale, almeno secondo le sue aspirazioni, “leader del popolo italiano” secondo le indicazioni del Gramsci dei Quaderni del carcere. E ancora tutto ciò non basta. Al convegno verrà indagato, anche la diffusione di Pascoli nel mondo. Pascoli, difatti, come intuì il solito Contini nella memorabile relazione tenuta nel 1955 a San Mauro, è alla radice di molta delle esperienze d’avanguardia della letteratura europea. Dunque, un Giovanni Pascoli tra San Mauro, l’Europa e il mondo. “Un Pascoli sammaurese e provinciale e nello stesso tempo italiano, europeo e mondiale ­ spiega il sindaco di San Mauro, Gianfranco Miro Gori, ideatore e promotore del convegno - che parafrasando il suo lettore Pasolini può essere definito giustamente il Maestro di tutti noi”.

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