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SAN MAURO PASCOLI – (24 Marzo 2006) – Ma è poi vero che Giovanni Pascoli non ha mai avuto relazioni con le donne? L’interrogativo sorge spontaneo leggendo un articolo pubblicato nei giorni scorsi su La Voce di Romagna, “A Pascoli non piacevano le brunette” (20 marzo 2006 a firma di Matteo Fabbri), che smentisce categoricamente ciò che si era sempre pensato. Risulta così che il poeta stava per sposarsi, aveva avuto una relazione con una ragazza di Livorno e che la sua giovinezza sia stata all’insegna della spensieratezza. Quale che sia la verità leggetevi questo articolo che riporta una serie di informazioni sconosciute ai più.

«Giovanni Pascoli e le donne. Un rapporto di cui tanto si è parlato, mai del tutto chiarito. I documenti a riguardo, d’altronde, non sono mai stati prodighi di notizie, così come le poesie, pochissime dedicate al gentil sesso. Una serata di lettura di liriche pascoliane al femminile, svoltasi nei giorni scorsi in compagnia dell’attrice Lisa Pancrazi, non ha fatto altro che confermare quanto già si sapeva. Come ha ricordato l’attrice “le donne descritte dal Pascoli non sono fuori di lui, ma dentro, anzi sono in lui stesso. È così che Pascoli poté, in molte liriche, pensare e scrivere al femminile, pur restando sempre (e anche un intenditore come D’Annunzio lo nota) uomo profondamente virile e schivo. Dunque, il cliché di Poeta senza donne, che lo ha sempre accompagnato, è del tutto privo di fondamento e va spezzato perché fondato solo sull’apparenza”. L’unica lirica in cui compare un certo slancio sentimentale è “La Tessitrice”, in cui il poeta dialoga con una figura femminile non accorgendosi che in realtà è già morta. Tante le interpretazioni sul personaggio in questione, la più gettonata è stata l’identificazione con Erminia Tognacci, ragazza sammaurese, forse primo amore di Pascoli. Su questo però la sorella del poeta, Mariù Pascoli, ha sempre smentito. Diverso invece il discorso per la bolognese Giulietta Poggi, tra l’altro lontana parente di Pascoli. A quanto pare sembra che la ragazza avesse preso una vera e propria sbandata per il poeta e fosse alquanto disperata poiché non ricambiata. Il motivo della freddezza di Zvanì? Come risulta da alcuni scritti sembra infatti che la giovane donzella non rispondesse all’ideale di donna pascoliano, come conferma lo stesso poeta in alcuni scritti all’amico Severino: era “piccoletta, brunetta, molto magretta, insomma è tutt’al contrario del mio ideale”. Sempre da quegli scritti emerge un Pascoli cinico e piuttosto calcolatore, soprattutto quando ammette che si sarebbe sposato se lei avesse avuto abbastanza denaro per risolvere i suoi problemi. In altre parole emerge un atteggiamento spavaldo, tipico di un giovane che rifugge gli impegni della coppia. Sbolliti gli ardori giovanili, in età un poco più matura il poeta si avvicinò anche all’idea del matrimonio, con Imelde Morri, la cugina di Rimini. La questione è ritornata al centro dell’attenzione alcuni mesi fa per la scoperta di alcune corrispondenze tra i due, scovate a Casa Pascoli a Castelvecchio Barga. Dalle lettere si evince che il poeta aveva fatto chiedere le pubblicazioni e aveva già fatto dono alla ragazza della fede matrimoniale. L’idillio però fu rotto dallo stesso Pascoli il quale sostenne di essere stato offeso da lei per via di una allusione a un suo piccolo difetto al piede. Motivo per cui Imelde il 20 giugno 1896 gli scrisse una lettera piccatissima: “Giovannino vorrei che ti persuadessi che gli spregi non li hai avuti te ma li ho ricevuti io. Quante lettere hai ricevuto da me con degli insulti e dei rimproveri? Se ultimamente ti feci scrivere quella lettera dietro la tua, chiunque lo avrebbe fatto”. Questo dagli scritti, diciamo così, ufficiali. La realtà sulla vicenda però sembra essere diversa. Come emerge dalle lettere all’amico sammaurese Pirozz, suo grande confidente (il fondo documentario è conservato a San Mauro presso il Museo Casa Pascoli), il poeta cercò fino all’ultimo di tenere nascosto alla sorella Mariù l’amore per Imelde. La quale però, venuta a conoscenza delle sue intenzioni matrimoniali, riuscì a dissuaderlo. Semplice il motivo: Mariù era talmente attaccata al fratello che non avrebbe mai permesso l’interferenza di un'altra donna in casa propria. Ma ancora più incredibile è l’infatuazione del Pascoli per la musicista Lia Bianchi, avvenuta durante il periodo dell’insegnamento di Livorno, incontrata nelle serate musicali trascorse a casa di amici. Il poeta, in quegli anni trentatreenne, aveva manifestato il suo interesse per questa bella ragazza; quando però Bice Carducci, figlia del grande maestro, decise di mettere al corrente le sorelle della cosa, Ida si sentì autorizzata a corteggiare un amico conosciuto all’interno dello stesso gruppo. Per non mettere a repentaglio il nido faticosamente ricostruito, Pascoli decide di rinunciare alla storia con questa Lia, così come farà poi la stessa Ida. Secondo alcuni studiosi però il periodo di maggiore splendore col gentil sesso sarebbe stato nel suo turbolento periodo universitario a Bologna, dove più volte venne schedato insieme ad una donna tra i sovversivi del momento. Si trattava solo di un’amica? Difficile dirlo, anche se rimane il fatto certo di uno Zvanì in quegli anni protagonista di una vita molto libera e trasgressiva. La “beotica giovinezza” come scriverà all’amico Severino nel 1883, che Pascoli non vorrebbe mai lasciarsi alle spalle.» (Articolo tratto da La Voce di Romagna, “A Pascoli non piacevano le brunette”, del 20 marzo 2006 a firma di Matteo Fabbri)

 

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