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 SAN MAURO PASCOLI – (29 Giugno 2006) - Con il concerto di quest’anno, l’Accademia Pascoliana di San Mauro inaugura una serie di eventi legati al rapporto tra Giovanni Pascoli e la musica. L’appuntamento è per domenica 2 luglio alla Torre (Villa Torlonia - ore 21,30 - ingresso gratuito) con il Veianius, un concerto che si articolerà in due parti. La prima è dedicata all’esecuzione di una scelta di brani originali di Carlo Della Giacoma, che ci aiutano a comprendere le ragioni della stima che Pascoli maturò per lui e illuminano, anche se in maniera indiretta, i gusti musicali del poeta e del suo tempo. La seconda è dedicata alla rappresentazione del Veianio liberamente tratto dal carme pascoliano da Cappelletto e D’Amico. Sul podio, il maestro Mario Ancillotti che dirigerà l’Ensemble Nuovo Contrappunto, il soprano Susanna Rigacci e il baritono Roberto Abbondanza. Voce recitante, l’attore Paolo Cioni. Pascoli, come è noto, amava straordinariamente la musica sia come forma di evasione sia come fonte inesauribile di ispirazione letteraria. L’amava in maniera istintiva pur non essendo  un frequentatore di teatri, concerti od occasioni mondane. Lui stesso riconosceva la fragilità delle sue competenze musicali e se ne rammaricava, ad esempio, in una lettera indirizzata nel 1906 all’avvocato bolognese Giulio Vita. Uno degli amici della bohème universitaria, che gli aveva procurato un pianoforte meccanico (il piano melodico Racca oggi conservato a Castelvecchio) e una serie di cartoni contenenti brani di Gounod, della Badarzewska e dei prediletti Verdi e Rossigni. Convinto che la sua poesia si prestasse a trasposizioni e interpretazioni musicali, Pascoli coltivò con cura i rapporti con tutti i musicisti del suo tempo, dai più famosi a quelli sconosciuti: ricordiamo Leoncavallo e Mascagni, Zandonai e Mussinelli, Marco Enrico e Renzo Bossi, Alaleona, Gandino e Puccini, l’artista a cui il poeta avrebbe voluto affidare un libretto d’opera che in realtà non fu mai realizzato per la più che comprensibile diffidenza del maestro lucchese nei confronti di una collaborazione difficile che non gli dava sufficienti garanzie di primato. In termini di cronologia, uno dei primi musicisti, se non il primo in assoluto, conosciuti da Pascoli è Carlo Della Giacoma (1858-1929), brillante maestro e direttore d’orchestra. I due si erano incontrati a Livorno nella celebre fiaschetteria Cipriani, assiduamente frequentata dagli artisti e scrittori residenti o di passaggio nella città toscana, non ultimo il ruvido Carducci. Da quell’incontro era nata, forse anche per sintonie politiche (non si dimentichi che Della Giacoma è autore della musica dell’Inno del partito socialista anarchico scritto da Pietro Gori) una salda amicizia, comprovata dalla manciata di lettere e biglietti giunti sino a noi. Da quell’incontro era nata anche l’idea di una versione musicale del Veianius, il breve poemetto che nel 1892 aveva fruttato a Pascoli la prima prestigiosa medaglia d’oro al certame di poesia latina di Amsterdam. In uno dei documenti conservati dai discendenti del maestro, Pascoli espone dettagliatamente i contenuti del poemetto latino che si apre con un arioso paesaggio rurale, s’incentra sull’incubo del vecchio gladiatore ‘a riposo’ Veianio e si risolve con l’arrivo del poeta Orazio, ponendo soprattutto in rilievo gli aspetti sonori della scena e suggerendo di fatto la resa orchestrale del testo. Qualche anno fa, a più di un secolo di distanza dall’incontro del poeta con il maestro, il Veianius è stato ripreso e tradotto nella forma suggestiva di cantata per soprano, baritono, voce narrante e gruppo strumentale da Sandro Cappelletto (autore del testo italiano) e Matteo D’Amico (autore delle musiche), che hanno già presentato con lusinghiero successo il prodotto della loro collaborazione a Roma e a Todi.

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