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 SAN MAURO PASCOLI – (11 Agosto 2006) - La Romagna di Secondo Casadei assolta all’unanimità per non avere commesso il fatto. Detto in altre parole: la musica di Aurelio Casadei, in arte Secondo, non ha tradito le tradizioni, gli usi e i costumi del territorio da cui ha tratto origine, ovvero la Romagna. È stato questo lo schiacciante verdetto della sesta edizione del Processo svoltosi il 10 agosto alla Torre a San Mauro Pascoli, organizzato dall’associazione Sammauroindustria. Il verdetto, letto dal Presidente del Tribunale il sindaco di San Mauro Gianfranco Miro Gori, se da una parte ha riconosciuto alcune argomentazioni dell’accusa (“in alcuni casi c’è stata una mistificazione del folclore spacciato per un ritorno alle origini della cultura romagnola”), dall’altra ha sposato in toto le ragioni della difesa: “Secondo Casadei si è mosso in assoluta coerenza con la cultura romagnola e ha favorito un fenomeno di democratizzazione della cultura popolare che non ha avuto eguali”. Ma se il verdetto non ha lasciato spazio a dubbi il dibattito al contrario ha visto una netta contrapposizione, a volte anche aspra, tra le due parti. Con le arringhe dell’accusa che hanno fatto perno su argomentazioni di carattere storico-antropologico, come peraltro quelle della difesa che ha però accentuato quelle di carattere “affettivo-sentimentale”.

“A partire dal secondo dopoguerra fino agli anni ’60, tutto un modello di società rurale in Romagna è stato messo in crisi dall’avvento di un nuovo sistema socio-economico – ha spiegato l’accusatore Eraldo Baldini – Il dialetto quasi non si parla più, si abbandonano le case rurali, i costumi cambiano. Tutto questo ha portato a una crisi di identità e a una perdita di radici, che a partire dalla fine degli anni ’60 si è cercato di riscoprire. Purtroppo però questo tentativo di riscoperta è arrivato troppo tardi, quando i buoi erano già scappati, col risultato di fabbricare tradizioni per lo più inventate che nulla hanno avuto che fare con la Romagna. Si affermano ballerini agghindati con costumi non del territorio, canterini che cantano canzoni dai testi che nulla hanno a che vedere con noi. Tutto questo è arrivato fino ad oggi. Ma tutto questo noi non lo possiamo accettare. La Romagna è un’altra cosa, è quella di Pascoli, di Raffaello Baldini, Moretti, Fellini che l’hanno descritta in maniera diversa. D’altronde il verdetto sul liscio è già stato scritto dallo stesso popolo di Romagna visto che come genere lo ha abbandonato da tempo. Per tutte queste ragioni chiedo l’assoluzione di Secondo Casadei, a cui però rimprovero di non avere fatto nulla per salvare qualcosa delle nostre tradizioni. Chiedo la condanna di chi ha usato impropriamente le tradizioni spacciandole per romagnole”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’altro accusatore, Giuseppe Bellosi: “Parafrasando lo storico Hobsbown il liscio è stata l’invenzione della tradizione. E Secondo Casadei non è stato altro che il simbolo di quella musica esportabile in tutta Italia (e anche fuori dai confini), col paradosso che lui stesso non ha mai chiamato folcloristico o liscio la sua stessa musica. Se Casadei fosse qui tra noi non si riconoscerebbe nel popolo del liscio. Anzi, sarebbe il primo a chiedere il verdetto di condanna di quei romagnoli che si sono allontanati dalle vere tradizioni di questa terra”.

Di tutt’altro avviso il tenore della difesa capitanata dal Leandro Castellani: “Casadei è stato il genius loci della terra di Romagna. Ha proposto una Romagna allegra con un fondo di tristezza, triste con un esito d’allegria, che non teme di pronunciare parole così semplici da sembrare ingenue, parole che non hanno il coraggio di riproporre il luogo comune e farlo diventare nuovo. Più che una musica la sua è un sentimento, un modo di essere e di “sentire. Parafrasando Benedetto Croce (col suo “Perché non possiamo non dirci cristiani”) e l’eretico Mario Alighiero Manacorda (col suo “Perché non possiamo non dirci comunisti”), mi chiedo perché “non possiamo non dirci romagnoli”, tutti noi italiani, stranieri, stanziali, turisti, quando riviviamo insieme questa sofferta e nostalgica gioia di vivere che è nella musica di Secondo Casadei. Onore dunque alla romantica e struggente Romagna del nostro immaginario collettivo. Per questo motivo chiedo la piena assoluzione “per avere commesso il fatto”. D’accordo anche l’altro difensore Roberto Casalini: “Casadei, nel bene e nel male, ha colto la nostra anima. Se non fosse stato così mi spiegate com’è possibile che una canzone come ‘Romagna Mia’ per cinquant’anni ha allietato le nostre serate. Non ha imposto un gusto sovrimposto bensì ha capito e interpretato ciò di cui la gente aveva bisogno. Per questo motivo non può che essere assolto, insieme alla Romagna”. 

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