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processo_togliatti_gruppo.jpgSAN MAURO PASCOLI - Palmiro Togliatti è stato assolto. Anche se sul filo di lana e con un voto sofferto (4-3 il voto della giuria). È questo il verdetto emesso dalla giuria del tribunale sammaurese nel tradizionale processo del 10 agosto alla Torre Pascoliana organizzato da Sammauroindustria. Oggetto del contendere: il “Migliore” è stato un uomo di Stalin o un padre della democrazia? Il responso dei sette giurati ha optato per la seconda ipotesi. Questo il verdetto del tribunale presieduto da Miro Gori, sindaco di San Mauro, e letto dal cancelliere Antonio Carioti: “La giuria è partita dalla premessa che Togliatti vada giudicato nel quadro di un periodo storico denso di tragedie, di dittature e di guerre. In questo contesto la maggioranza della giuria rispetto all'elemento negativo e più importante messo in luce dall'accusa, cioè il legame sempre mantenuto da Togliatti con Stalin e con il regime totalitario sovietico, ha ritenuto prevalente l'elemento positivo del contributo dato dal leader del Pci al consolidamento della democrazia italiana e pertanto ha deciso di assolvere l'imputato per 4 voti a 3”. Vivace il dibattito tra accusa (Marina Cattaruzza e Victor Zaslavsky) e difesa (Maurizio Ridolfi e Carlo Spagnolo) davanti a un pubblico di 800 persone. L'accusa ha sottolineato il ruolo antinazionale svolto da Togliatti nella vicenda di Trieste nell'immediato secondo dopoguerra (Cattaruzza). Nonché il ruolo determinante di Togliatti nello stalinismo, sia italiano sia europeo. Emblematico è stato il suo operato durante la ribellione d'Ungheria del 1956. Citando recenti documenti di fonte sovietica, Zaslavsky, ha evidenziato non solo le pressioni del leader italiano per un intervento armato, ma anche il proseguimento della linea stalinista all'interno del Pci. “Togliatti difenderà sempre la superiorità della società sovietica e se è stato un padre della democrazia, lo è stato di quelle popolari dell'Est”. Lapidario il giudizio finale: “Milioni di persone nel nome di ideali di solidarietà e uguaglianza hanno finito per appoggiare uno degli uomini più sanguinari della storia dell'umanità, qual è stato Stalin. Togliatti è stato uno dei principali responsabili in questa direzione e quindi merita di essere accusato”. Diversa la linea della difesa che ha criticato il metodo usato dall'accusa: “enfatizzare solo la dimensione stalinista di Togliatti non aiuta a capire la complessità del personaggio e del periodo in cui si muoveva”, ha affermato Ridolfi. “Prendiamo il secondo dopoguerra. Il Pci ha avuto un ruolo di primo piano nella costruzione della democrazia repubblicana: dalla svolta di Salerno al ruolo nell'Assemblea costituente, dall'attenzione al mondo cattolico alla questione di Trieste. Non si trattava di scelte scontate. Basti pensare alla vicina Francia dove il Partito comunista si mosse come forza antisistema”. Dello stesso avviso Spagnolo, il quale ha sottolineato come il '56 non è stato il proseguimento della linea stalinista all'interno del Pci ma ha dato vita a quella che è stata chiamata “via italiana al socialismo”. E' stato l'inizio di un percorso culminato nel “Memoriale di Yalta” scritto nell'agosto del 1964 pochi giorni prima della sua morte. “Nella parte riservata di quel memoriale, Togliatti critica il regime sovietico di Kruscev che aveva prospettato delle riforme ma non le ha attuate. Non solo critica la linea sovietica ma preconizza una linea nazionale al perseguimento del socialismo”. In definitiva, Togliatti non è stato un servo di Stalin. Affermazione che è stata condivisa dalla giuria (Fabrizio Casadei Presidente, Vera Bessone “Corriere Romagna”, Domenico Chericozzi “Il Ponte”, Onide Donati “L'Unità”, Silvia Paccassoni “La Voce di Romagna”, Ermanno Pasolini “Il Resto del Carlino”, Cristiano Riciputi “Corriere Cesenate”) che ha assolto per 4-3 il compagno Ercoli.

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