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SAN MAURO PASCOLI - Nei primi giorni di agosto un gruppo di giovani sammauresi hanno preso parte al cammino per Santiago. Maria, Sandro, Sabrina, Nicola, Silvia, Stefano, Gaia, Roberto, Sofia, Luca e Laura, questi i loro nomi, hanno deciso di intraprendere un camino insieme, tra fede e avventura, nel segno della condivisione. Di seguito riportiamo le testimonianza di alcuni di loro giunte nella redazione di questo sito.

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SANTIAGO NON E’ IBIZA O LE MALDIVE… SANTIAGO E’ SANTIAGO

Il cammino di Santiago come vuole la tradizione è da sempre avvolto nel mistero, quel mistero che spinge i pellegrini ad intraprendere un “viaggio” di questo tipo.


La notte tra mercoledì 1 Agosto e giovedì 2 Agosto Maria, Sandro, Sabrina, Nicola, Silvia, Stefano, Gaia, Roberto, Sofia, Luca e Laura si sono incontrati al centro giovani per partire alla volta di Santiago, ognuno con le proprie ragioni ma nessuno sapeva cosa ci avrebbe aspettato una volta atterrati con l’aereo in terra straniera.

Ci siamo accorti subito che non c’è troppa organizzazione in Spagna per ciò che riguarda treni, bus navette e qualsiasi mezzo di trasporto a parte, i propri piedi che avremmo dovuto usare parecchio nei giorni a venire.

Sabato 4 Agosto siamo pronti per partire, la prima meta da raggiungere era Portmarine e i km da percorrere, come prima tappa, erano 22.

La sveglia è alle 5 per poter camminare nelle ore più fresche e data la voglia di iniziare il cammino nessuno ha fatto particolarmente fatica.

Già dal secondo giorno le cose sono cambiate. Sono iniziati i primi momenti di crisi perché diventava più forte la consapevolezza dei propri limiti fisici ma soprattutto personali e come ci ha fatto notare qualcuno durante il cammino: “ Siete pazzi a fare il cammino in 11”. Tra l’altro, 11 persone che non sono mai state insieme per più di qualche ora.

Per alcuni giorni le cose si sono ripetute nello stesso modo, la sveglia sempre molto presto, lo zaino che sembrava sempre più pesante, le gambe sempre un po’ indolenzite e la colazione, il pranzo e la cena che erano sempre un po’ un enigma quando si farà, cosa si mangerà ecc… .

Fortunatamente siamo sempre riusciti a trovare un materasso su cui dormire nonostante a volte non sia stato facile, in quanto ad Agosto c’è molta gente che decide di fare il cammino.

Le strade e i paesi che si incontrano lungo il percorso sono molto caratteristiche per i ponti fatti in pietra, per le case di contadini, allevatori, macellai, per le mucche e le mosche.

Il cammino è segnato con frecce gialle e conchiglie scolpite nella pietra ma se non ti accorgi di tutto questo, segui la gente che incontri.

Tempo per pregare c’è ma soprattutto c’è tanto tempo per pensare a tutto quello e quelli che hai lasciato a casa, a quello che hai nello zaino e che potresti togliere, al tuo corpo, ai tuoi compagni di viaggio e ai tuoi passi che uno dopo l’altro ti portano alla meta.

La mattina di giovedì 9 Agosto arriviamo a Santiago ma come sempre ti accorgi che, per quanto sia faticoso, è sempre più bello camminare che arrivare. L’arrivo infatti è stato un po’ deludente, non c’è più quel calore della gente che incontravi mentre eri stanco e affaticato, tutti sono contenti di essere arrivati e si diventa un po’ più indifferenti all’altro.

Quando si entra in cattedrale e ci si ferma a pregare senti di essere qualcuno di diverso rispetto a quello che eri durante il cammino, ti senti pieno di quella forza che mentre camminavi era indebolita dalla stanchezza e dalla fatica, ti senti ricco, ricco di qualcosa che fatichi a spiegare agli altri perché non è una ricchezza che puoi far vedere, è qualcosa di più grande che puoi cercare di testimoniare agli altri, è la ricchezza che deriva da Dio e dalla Fede in lui.

Durante il cammino hai bisogno di cose materiali, acqua, calzetti e scarpe che non ti facciano venire vesciche e soprattutto di avere al tuo fianco chi conta davvero per te. Una volta raggiunta la meta ti accorgi che Dio è colui che conta davvero per te e durante il cammino si manifesta nella persona di cui senti di avere più bisogno proprio perché, come esseri umani, sentiamo la necessità di qualcosa di materiale e concreto, siamo un po’ tutti come san Tommaso, dobbiamo toccare e vedere per credere.

Gaia

 

 

HOLA… ECCO LE VOCI DEI PELLEGRINI

La cosa che più mi ha colpito e che mi è rimasta impressa di questo viaggio è sicuramente il fatto di non saper rispondere in modo chiaro e in poche parole alle domande degli amici appena ti vedono: “Allora come è stato?” o anche: “Sei stato bene?”.

Non puoi rispondere con un semplice: “Si, è andato tutto bene.” Questa risposta mi sembra ridicola perché Santiago non è Ibiza o le Maldive, Santiago è Santiago.

CAMMINARE al fianco di Dio che in quel momento ha le sembianze della persona a te vicina.

CAMMINARE con lo zaino che pesa e che ogni tanto butteresti a terra pensando a chi me lo ha fatto fare ma subito capisci e allora stringi i denti e ti rifugi in qualche preghiera.

CAMMINARE insieme ad altre persone che come te non sanno perché sono partite ma sentono che devono arrivare camminando insieme nel nome di Dio.

CAMMINARE insieme a persone che consideri importanti o per le quali ti senti in dovere di aiutarle e passare oltre alle piccole incomprensioni che nascono nei momenti in cui la fatica offusca il lume della ragione.

CAMMINARE, CAMMINARE, CAMMINARE per arrivare e sentire dentro qualcosa che non si può mettere per iscritto o spiegare, è la FEDE in Dio e poi portare alle persone a casa la GIOIA del cammino, l’esperienza del pellegrinaggio.

Stefano

 

 

Non credo sia ne semplice né utile raccontare il cammino di Santiago in termini generali come si trattasse di un mero accadimento di cronaca, perché l’itinerario percorso è soprattutto una vicenda personale. Personali sono infatti le aspettative antecedenti alla partenza, personali sono le motivazioni che spingono i pellegrini ad accostarsi ad una avventura di questo tipo, personale è il modo di affrontare le difficoltà insorgenti come da ultimo sono personalissimi i frutti raccolti da ciascuno. La nostra avventura è partita da Sarria, un paesino a circa 113 km da Santiago. Il nostro gruppetto di 11 componenti poteva contare solo sul proprio zaino e sui propri piedi; il programma delle 5 giornate di cammino era così impostato: risveglio intorno alle 5.30, cammino, arrivo alle 13.30 circa, ricerca di un ostello e riposo. Senza nella voler togliere alla poesia dell’avventura, alla suggestione dei panorami all’alba, alla riscoperta del contatto con la natura, mi sento di dire questo cammino è stato anche, e per me soprattutto, una esperienza di fatica, in primo luogo come manifestazione di una difficoltà fisica, in secondo luogo come difficoltà nell’affrontare quell’espressione di autenticità della persona che nella vita di tutti i giorni rimane più controllata. Insomma credo che il cammino, passo dopo passo, metta a nudo le vera persona nei suoi limiti strutturali di essere umano fragile e vulnerabile per la cagionevolezza del proprio corpo e per la difficoltà di affrontare una condizione di costante precariato. Il cammino di Santiago fa diventare essenziali quei componenti che nella vita quotidiana sono normalmente dati per scontati come un letto, una doccia, una maglia pulita mentre paradossalmente acquisiscono secondarietà le problematiche che per le nostre abitudini sono prioritarie come il buon mangiare, il bell’apparire ecc… Io lo definirei un itinerario di auto-conoscenza e di conoscenza degli altri e del loro “passo”. Come è ovvio, essendo individui singoli e differenti, anche gli 11 componenti del nostro gruppo avevano “passi” diseguali, infatti raramente potevamo camminare in gruppo o scegliere le stesse soluzioni. Un confronto di gruppo ci ha fatto ragionare su queste differenze e questo credo sia il “frutto di gruppo” più maturo raccolto da quei componenti che hanno scelto di raccontarsi per pervenire all’esplicitazione del proprio punto di vista, avendo contribuito a quel processo di conoscenza che questo cammino promuove.

Silvia

 

 

Il cammino di Santiago e’ un’esperienza che consiglio a tutti quelli che vogliono mettersi in gioco da un punto di vista spirituale e come prova di vita. Se ripenso alla mia esperienza conclusasi recentemente, mi viene subito in mente la vita a stretto contatto con altri pellegrini di ogni nazionalità ed età; ognuno di questi non vede l’ora di raccontare la propria missione con dettagli sui luoghi di partenza e resoconto delle varie tappe percorse. Bellissimo è anche come molti vogliano mostrare le proprie piaghe o descrivere i propri acciacchi fisici procurati nel cammino, come a voler privilegiare, anche di questo aspetto, la condivisione. Mi ricordo ad esempio, e lo noto ancora più marcatamente ora ripensandoci, che al termine di ogni tappa di giornata speravo di trovare alloggio in un grande ostello per poter incontrare più pellegrini possibile e poter trovarmi a stretto contatto con tante persone dalle diverse storie. Nei ristoranti, allo stesso modo, ci si identificava tra compagni di cammino e il biglietto di riconoscimento erano le ciabatte calzate per il riposo dei piedi, guarniti spesso da qualche cerottino decorativo. Un altro momento di condivisione avveniva in lavanderia, dove i numerosi pellegrini “iscritti” al cammino si ritrovavano per lavare gli accessori di giornata: calzini, magliette e pantaloncini; la condivisione era ancora più divertente quando ci si trovava ad avere i propri indumenti, stesi ad asciugare, sparpagliati tra i molteplici fili comuni in mezzo a tanti vestiti di illustri estranei. Questa bella esperienza di 10 giorni cosa mi ha lasciato? Una gran voglia di tornarci anche se non è un’avventura tanto facile e indolore. Le occasioni di mia solitudine “vera” sul cammino sono state poche, le riflessioni sono scaturite maggiormente una volta arrivati, magari riprendendo in mano il diploma (compostela), ma la sensazione e’ stata quella di essere un perno fondamentale in un percorso segnato (non solo dalle frecce gialle) e non sono gli indurimenti muscolari, bolle ai piedi o indolenzimento alle spalle che oscurano il ricordo. Quando ci mettevamo in cammino la voglia di correre era tanta, per arrivare il più in fretta possibile al cippo con l’indicazione chilometrica successiva, ma i paesaggi, le persone che ci accompagnavano, erano motivo di riflessione continua passo dopo passo. Alla partenza io, che conteggio quasi tutto, avevo contato approssimativamente anche i passi che avremmo fatto; sicuramente non li ricordo tutti, ma molti di questi hanno un ricordo preferenziale nella mente e non solo perché l’avventura si è appena conclusa. Vi saluto con un: hola’, buen camino frase che vi accompagnerà, se vi incamminerete anche voi,  su tutto il cammino di Santiago.

Nicola

 

 

Il tutto è iniziato con la benedizione di Don Sanzio e una guida sulla quale era scritto: “Non ricorderai i passi che hai fatto, ma le impronte che hai lasciato.

Dopo alcune vicissitudini, non tutte a nostro favore, possiamo iniziare il cammino avvolti da una “guazza” mattutina che spesso ci avrebbe accompagnato. Dato che i primi km si percorrevano sempre al buio, altri pellegrini ci hanno aiutato a trovare la strada. In questo modo ti accorgi di essere “PROSSIMO” di qualcuno, di avere il coraggio di affidarti non solo a Dio ma anche ai compagni che ti sono intorno.

Mentre si cammina e mentre il sole pian piano si alza, puoi goderti il paesaggio e pensare al salmo 8  quando dice: “Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura?”.

Durante questo pellegrinaggio ti accorgi che l’essenziale è invisibile agli occhi, coperti dal fumo grigio della nostra civiltà qui, invece, contano solo i bisogni primari di ogni persona.

Da questa esperienza si possono scoprire quali sono i doni più grandi: una preghiera, un sorriso, uno sguardo, condividere il cibo… tutto questo è meglio di qualsiasi medicina, curano la fatica, la stanchezza e la pesantezza accumulata durante il cammino.

Una volta arrivati a Santiago ci mettiamo in fila con la nostra credenziale (libretto sul quale apporre i timbri dei luoghi attraversati durante il cammino) per ricevere la compostela (pergamena che attesta il pellegrinaggio).

Dopo aver sbrigato questa “pratica” andiamo in chiesa e la sensazione di essere finalmente arrivati è straordinaria, la voglia di ringraziare Gesù è forte perché è lui che non ci ha mai abbandonato.

L’importante è mettersi in gioco e affidarsi completamente a Dio.

Questa esperienza ci ha lasciato veramente il segno, non solo per quello che riguarda i dolori fisici ma soprattutto per i ricordi e i momenti condivisi insieme.

Sofia

 

 

In salita e in discesa…………….

E’ così che definirei il mio “ cammino”. Sotto un certo punto di vista la nostra vita la potremmo definire come contornata da momenti difficili e da momenti più facili e gioiosi, ed a Santiago ho proprio sentito questa sensazione.

… quando stai per finire una salita prima o poi ti ritrovi una discesa ad accoglierti. Il cammino lascia spazio alle riflessioni personali, al confronto con gli altri e alle chiacchierate dove ci si parla delle cose più semplici o complicate: il lavoro, lo studio o su quello che si prova durante il cammino.

I momenti più duri?

La convivenza con i miei compagni di viaggio ti fa capire come sia difficile adeguarsi alle esigenze di tutti, ma si sa il cammino e’ una salita e una discesa; per questo sulla via di Santiago ho ringraziato il Signore per tutte queste salite e queste discese; altrimenti la nostra vita che sapore avrebbe?

Sandro

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