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Marco Bianchi 2Una cassa acustica vecchio stampo che si collega al telefonino, lampade post industriali che si accendono con un semplice tocco della mano, botti della benzina divenute poltrone, scrivanie Olivetti anni ‘60. Tutto questo tra due piani “collegati” da un grande vetro. Non siamo a una mostra d’avanguardia ma in un luogo di lavoro che volge lo sguardo al futuro. Tecnicamente si chiama co-working, concretamente significa spazi di lavoro condivisi. Prima proposta di questo genere a San Mauro, significativo che sia ospitato in quella che è stata la prima area industriale di calzature, l’ex Mir Mar. Una coincidenza che non è casuale, come ha detto al Corriere Romagna Marco Bianchi, imprenditore e creative manager: “Abbiamo reinventato spazi con una grande storia alle spalle. Un tempo qui c’è stata la prima industria innovativa ad alta tecnologia a San Mauro, così oggi vuole essere questo luogo, aperto al nuovo modo di lavorare di professionisti che non possono permettersi un proprio ufficio”.

Lo spazio di 140 metri quadrati, consta di 10 postazioni con scrivania, a cui si aggiungono 3 consolle all’americana per l’uso quotidiano, e una sala riunioni per 8 persone. Il costo d’affitto è di 210 euro al mese a postazione, e prevede la messa a disposizione di una scrivania, armadietto e le utenze (telefono, luce, acqua, gas, pulizie), con la convenzione del 10% di sconto sul bar sottostante. L’area co-working sarà pronta verso la metà di maggio e sorge nell’edificio laddove un tempo c’erano gli uffici direzionali della Mir Mar.

Dove è nata questa idea? Dalle esigenze di tanti professionisti coi quali dialogo – continua Bianchi – Prendiamo un avvocato o un commercialista freschi di laurea: mettere su un ufficio ha dei costi proibitivi, almeno nella parte iniziale. Oppure un architetto che gira in lungo e in largo per il territorio e necessita di spazi più vicini su cui contare. Il co-working risponde a queste esigenze: è una risposta a un mondo del lavoro flessibile e in movimento. Non solo: noi abbiamo voluto dare qualcosa di più, perché chi viene qui deve sapere che in questo posto si è scritta una importante pagina di storia del distretto della scarpa di San Mauro”. Bianchi poi va orgoglioso di un altro “legame” territoriale: “al progetto hanno lavorato tutti artigiani e giovani designer del territorio”.

Lo spazio inoltre si aprirà a eventi artistici come personali fotografiche o d’arte.

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