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SAVIGNANO SUL RUBICONE – (7 Marzo 2006) – Non si placa la polemica innescata dal nostro blog sulle diatribe tra San Mauro e la vicina Savignano. Polemica che ha visto anche la prese di posizione dei due sindaci del territorio (vedi news del 21.02.2006). Ora sempre sulla Voce di Romagna è stata pubblicata nei giorni scorsi la lettera di una lettrice savignanese rimasta sbalordita dall’affermazione del sindaco di Savignano, che aveva paragonato le diatribe campanilistiche alle vignette dell’islam. Di seguito riportiamo la lettera pubblica dalla Voce.

«Non posso fare a meno di rispondere o meglio dissentire dall’ammonimento del sindaco Elena Battistini alle dichiarazioni pubblicate da questo quotidiano in data 21 febbraio sullo scambio di battute fra sammauresi e savignanesi, da sempre il campanilismo fra i nostri paesi ha fatto scaturire battute gags sinceramente spassose, che non hanno sicuramente impedito o scoraggiato matrimoni e meravigliose amicizie. Forse proprio perché fin da piccoli abbiamo assorbito questo ‘amore-odio’ tanto animato quanto innocuo che mi sento offesa dal paragone, che cito, fatto dal sindaco: “…il gioco può degenerare in risvolti drammatici basti pensare alle vignette sull’islam”. Ma come è possibile paragonare i cittadini dei nostri paesi a fanatici che bruciano chiese, ambasciate e bandiere in nome di un non riconoscimento della libertà di stampa e di espressione… chiedo più rispetto per i sammauresi e savignanesi, e più chiarezza in nome di un dovere educativo che abbiamo verso i nostri figli. Quando ero bambina si rideva gustosamente con Don Camillo e Peppone, proprio perché la distinzione dei ruoli era netta, comprensibile e pacifica. Ma occhi che preti e compagni sono tutti insieme, è già difficile salvaguardare la nostra identità cristiana, almeno il campanilismo che non è politico lasciatelo stare…L’Unione dei comuni non è in pericolo se veramente la politica è pronta per farla… Un’latra cosa è motivo di delusione. Quando ero ragazzina mi sentivo fiera di essere sevignanese e mio nonno mi aveva insegnato, nel nostro bellissimo dialetto, una piccola rima: ‘Santarcanzal fat in là che Savgnin l’è una zità’. A buon intenditore». (Tratto da La Voce di Romagna del 5 Marzo 2006, dal titolo “Sindaco, ma che esagerazioni dice”)

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