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Tribinale RiminiPrima udienza ieri per due fratelli calabresi residenti a San Mauro che insieme a un imprenditore macedone titolare dell’impresa Fm residente a Bellaria, sono stati implicati in una vicenda avvenuta nel 2007 ai danni di imprenditore edile di Riccione. Pesante l’accusa: tentata estorsione in concorso, porto e detenzione illegale di arma da guerra con munizionamento, incendio doloso e lesioni. Accuse che portano all’arresto dei tre a conclusione di un’indagine avviata dai carabinieri di Riccione dopo la denuncia dell’imprednitore riccionese. Alla base della violenza, secondo l’accusa, la pretesa di un supplemento di denaro per lavori di carpenteria effettuati dalla ditta di Findo, conto di 360mila euro di cui 100 mila mancanti. Secondo la ricostruzione le intimidazioni erano cominciate nel dicembre del 2005, quando l'auto dell'imprenditore, un'Audi A6, aveva preso fuoco nel cortile di casa finendo in cenere. Si trattava di un avvertimento che si era ripetuto nel giugno del 2006 quando uno dei due fratelli calabresi aveva rotto il naso a suon di pugni all'imprenditore riccionese in un cantiere a Cesenatico. La cosa non era finita qui. Nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 2006, la casa dell’imprenditore si era trasformata in un tiro al bersaglio con ben 14 colpi sparati, sfiorando la moglie. Ieri la prima udienza al Tribunale di Rimini, col processo che entrerà nel vivo il 16 gennaio prossimo.

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