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medicoCari lettori, di seguito pubblichiamo questo bel racconto inviatoci da una lettrice di Bellaria (PP, mettiamo solo le iniziali in quanto ha chiesto l’anonimato), che fa riferimento a un fatto avvenuto a San Mauro nel gennaio scorso. Il titolo è il suo – “Il dottore dà i numeri” – così come tutto il resto. Ci complimentiamo con l’autrice per la scioltezza della prosa e per questo spaccato del nostro paese. 

Il dottore da i numeri

(Gentile Lettore, l’unica cosa inventata in questa pagina è il titolo)

Sono le 6 del mattino di Gennaio 2011, mi pesa sempre alzarmi presto e non mi ci abituo. Ho passato i 50 e penso che dovrei avere un ritmo più tranquillo e starmene a letto. Sto a Bellaria ma devo portare mia figlia e l’amico a Savignano in Stazione; non ho tempo e tutte le mattine c’è quel pezzo di strada che ci porta alla stazione da dove loro proseguono per Forlì e così sarà, salvo cambio scuola, per i prossimi 5 anni e ormai conosco il percorso a memoria.

 

E’ una di quelle mattina d’inverno buie e schegge fredde di pioggia lucidano a specchio la strada, non si vede per niente bene e sto quasi a centro strada a pelo della striscia bianca. Mi piace quella stradina che su dalla Torre, oltre il cavalcavia si dirama a destra a ignorare la via maestra e poi curva a 90 a destra ed ancora 90 a sinistra, le poche macchine che ogni tanto incontriamo mi sembrano intrusioni nel mio isolato percorso.

Alla rotonda Baldinini torniamo al mondo e sulla destra mi si para confusa una figura massiccia che identifico velocemente in maschio più più che adulto….un attimo balena il pensiero “..una passeggiata mattutina prima ancora che l’alba sorga? Boh…”.

Non ho tempo neanche di focalizzare e sono già quasi sull’Emilia e poi la stazione e poi scarico i ragazzi e più tranquillamente mi accingo al ritorno, sempre Baldinini ma prima della rotonda la strada porta dritto a San Mauro e tagli il centro, come tutti i giorni. Svolto a sinistra, 10 metri e nel buio una figura sulla destra: la stessa figura ma ora con l’ombrello. Lo sorpasso, ancora più velocemente mi chiedo che ci fa lì da solo a quell’ora e che cavolo! Strada stretta, non illuminata e uno meno attendo lo potrebbe mettere sotto!!!

Il pensiero è veloce ma la macchina pure e l’ho già passato ma stavolta rallento, freno e mi fermo prima ancora di ragionare ed è l’istinto a comandarlo. Forse sono impicciona ma non posso andare oltre, dolcemente torno indietro e quasi sono a centro strada ma nel frangente non passa nessuno e poi non si vede nulla fra la pioggia ed il buio e poi non posso mica dargli 2 cm! Lo affianco lasciandogli spazio, giù il finestrino…. “   serve un passaggio?” Silenzio un attimo e un fiato leggero “…magari ” mi conforta subito.

E’ stato forte, è un omone, piegato dagli anni ma un omone… lentamente chiude l’ombrello ed io penso “ veloce, si sta bagnando tutto ”, gli ho aperto lo sportello e lentamente cerca dove appoggiare l’ombrello che non bagni troppo, poi il bastone, poi una bustina di plastica trasparente con alcuni foglietti all’interno, lentamente sale e chiude. Silenzio un attimo, è buio e non lo vedo in viso, lui vede il mio?

Si volta e fra l’incuriosito e lo stupito mi fa “ Ma lei chi è? ”    ….. no, ti prego, non pensarlo, non sono rapitrice di vecchietti….. velocemente, mentre percepisco da fuori improperi a denti stretti di chi in senso contrario rasenta me impudente a centro carreggiata ed il fosso, e con leggerezza rispondo “ Sono di Bellaria ma mia sorella ha sposato qui a San Mauro… ecc ecc, la conosce?” No, era improbabile ma l’ho tranquillizzato.

Gli spiego, partendo lentamente, che l’avevo visto poco prima ecc ecc. Lui è proprio stupito stavolta: “Ma è tornata indietro apposta per me?”. No, quasi vergognandomi per non averlo fatto, gli dico che ripassando e mi ero stupita di trovarlo lì a quell’ ora, con quella pioggia, con quel buio e che è rischioso.

Mi racconta che a casa sono lui e suo fratello, che a lui dopo gli 80 non hanno rinnovato la patente e sua fratello non guida. Che si è avviato così presto perché deve stare dal dottore prima delle 7 che a quell’ora si prendono i numeri per la prenotazione della visita dal dottore. Aggiunge più fra se e sommessamente che però si era quasi pentito di essere uscito in quella giornataccia e con quel buio.

Da poche parole si può intuire tanto, capisco che è un uomo che è sempre bastato a sé stesso, autonomo e indipendente, capisco che non è un vecchio solo e abbandonato ma che ha parenti che sarebbero pronti ad aiutarlo ma intuisco anche che è lui che progetta e organizza la sua giornata come quando aveva 20-30-40 anni e che solo a metà percorso sente la fatica e forse quel brivido lungo la schiena che ti dice che non hai fatto la scelta giusta e non hai più l’età.

Mi sento come sua nipote acquisita e un leggero affetto per lui. Si è rinfrancato, ha forza di scherzare, siamo arrivati alla fine della via (lo avrò portato per 800-100 metri? ) e mi dice sorridendo “ Lo sa cosa mi ha fregato? Che l’altro giorno hanno festeggiato gli 80 anni perché io prima non me ne ero accorto di quanti erano! ”

Sorrido e mi raccomando che non esca più al buio al mattino che è pericoloso, sorride e mi risponde che per tornare forse troverà un’altra persona gentile come me.

Una persona gentile, mi ha definito. Torno a casa ed in strada volo col cuore leggero, sono felice e penso che un vecchio lo dovremmo incontrare tutti e penso a quanti dubbi prima di fermarmi e penso che una  uomo così grande, anche se piegato è sempre un grande uomo, lucido e coraggioso e che la nostra società deve riconoscenza e onore ai vecchi e non dovrebbe essere organizzata in modo che il dottore dando i numeri li spinga ad uscire un mattino d’inverno al freddo, al buio e sotto la pioggia.

Ciao nonno.

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