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casaIn sammaurese chèsa, è per antonomasia quella, appartenente alla dote della madre Caterina, dove Giovanni Pascoli nacque: all'epoca appena a ridosso, oggi in pieno centro; dove per poco tempo visse; e dove desiderò tornare a vivere, senza poterlo e, fino in fondo, volerlo fare. Sta di fatto che non lo fece. D'altra parte se fosse tornato, avrebbe trovato che tutto era mutato; che lui stesso lo era... La casa, alla fine, saranno i suoi terrazzani (Pascoli dixit) a comprarla, per consacrarla alla sua memoria imperitura; non senza mettere in opera l'idea di regalarla allo Stato. Che la eresse a monumento nazionale. Oggi il museo Casa Pascoli è assai attivo come luogo di conservazione ed esposizione di documenti, accoglie un numero notevole di visitatori paganti, e organizza molte attività culturali nell'annesso cortile. Lo Stato ne detiene ancora la proprietà, il comune la gestisce. Un'altra casa dedicarono al poeta i sammauresi o meglio un'istituzione che denominarono in latino Domus Pascoli. Che non era nella realtà una casa (domus appunto) ma un ente dedicato alla cura dell'alba e del tramonto dei sammauresi. Sarebbero state queste le parole di Pascoli per stimolare i suoi compaesani alla costruzione di una scuola per l'infanzia e un ricovero per anziani. Così racconta l'assai ben informato Giulio Tognacci che fu, dopo la morte del poeta, il motore dell'impresa, concretizzata in epoca fascista col personale, almeno pare, sostegno del duce, compagno di studi superiori e idee politiche sin da quelle socialiste, di Giulio. Fu costruita così una scuola materna (in dialetto asóili, “asilo”) accorpata alla Casa Pascoli e un altro edificio eretto lì accanto ospitò la casa di riposo per anziani (i vcéun, alla lettera “i vecchioni”, nella parlata indigena). Il tutto fu circondato da una recinzione in ferro battuto che comprendeva anche la chiesuola della Madonna dell'acqua, monumento ai caduti e il parco delle Rimembranze. Progettò gli edifici, ivi compreso il restauro della casa natale del poeta, non solo con notevole perizia bensì con passione pascoliana, il geometra riminese Giuseppe Maioli, che è stato giustamente ricordato nel 2008 con una mostra a Casa Pascoli, oggetto delle sue cure. Maioli, figura notevole per la comunità sammaurese, fu pure progettista delle case popolari nonché della casa del fascio; e, nel nel dopoguerra, dei restauri necessari al comparto pascoliano dopo il passaggio del fronte che recò gravi danni. Oggi il compendio, fatta eccezione per il ricovero disabitato essendone gli ospiti trasferiti altrove, è in piena attività. La Domus Pascoli, dopo un lungo e lodevole percorso tutto sammaurese, è confluita nell'ASP (Azienda servizi alla persona) del Rubicone. La ex casa del fascio è destinata a scuola dell'infanzia, sede della direzione scolastica e di una sala convegni intitolata ad Antonio Gramsci che del fascismo fu oppositore e vittima. Una Casa dei sammauresi, luogo dell'associazionismo, è attiva da qualche anno; non è decollata, invece, la seconda Casa dei sammuaresi, destinata ad antiquarium locale, che avrebbe dovuto trovare collocazione nell'abitazione di Giulio Tognacci, donata dal figlio Silvano alla Domus Pascoli e da essa trasferita al comune. È stata anche attiva la Casa del popolo, ma nella parlata autoctona si diceva di cumunésta (dai comunisti).La chèsa d’un samauròis (La casa di un sammaurese) è il titolo di una poesia che pubblicai in Strafócc. Si riferisce alla casa dove sono nato al 9 di via Cavour, ma ho l'impressione che possa rappresentare la condizione sammaurese prima del boom economico. Eccone alcuni versi: “S’a scapèva da davènti a s’era te bòurg, / s’a scapèva da didrì a s’era in campagna. / Nòun de paiòis a simi te mèz di cantir, / mó t’una s-ciuptèda arivimi sla piaza (Se uscivo davanti ero nel borgo, / se uscivo dietro ero in campagna. / Noi del paese eravamo in mezzo ai campi, / ma in una fucilata arrivavamo in piazza)”.
Gianfranco Miro Gori                        
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