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PozzoPONTE - Il più noto dei rari ponti sammauresi è battezzato dalla voce popolare dialettale come e' pòunt de zi (il ponte dello zio) Méch o secondo un'altra versione Mich; questo nome si deve, pare, allo spazzino comunale che affogò proprio in quel punto. Attraversa il Rio Salto in direzione Rimini lungo la via omonima, e per qualcuno è semplicemente un ponte “torto”. Perché, uscendo dal paese, non appena lo si oltrepassa, la strada svolta repentinamente a destra. Questa curva fulminea non ha ragione apparente. Ma probabilmente il ponte fu collocato in quel modo, almeno secondo una versione corrente, perché, quando fu progettato, la strada doveva correre rettilinea in entrambe le direzioni. Il che poi, con tutta evidenza, non avvenne. Un altro ponte è quello, sempre sul Rio Salto, che insiste sulla via omonima. Mi hanno raccontato che un tempo era a schiena d'asino, per la gioia dei carrettieri. Vi sono poi o meglio v'erano i Du péunt (i Due ponti): due ponticelli pedonali che consentivano il passaggio nell'incrocio attuale tra le vie Roma, Giulio Tognacci e Bastia. L'aneddotica propone anche un'altra versione della toponomastica: i Du péunt sarebbero “i due punti” (pèunt in dialetto ha ambedue i significati) che un infermiere, che abitava sull'incrocio, somministrava in caso di ferite. Qualora ne servissero di più, occorreva recarsi dal medico o all'ospedale.

POZZO - Del “pozzo dei fagioli” si racconta nel romanzo omonimo (sottotitolo Un uomo non piange mai) di Giorgio Zicchetti. Della sua acqua si servivano tutti quanti nel borgo sammaurese e molti del contado, perché ricchissima di potassio e in essa “i fagioli secchi” diventavano “molto morbidi e altrettanto buoni”. Da ciò il nome del pozzo che non è inventato ma reale. Un altro pozzo, assai importante, ma indicato semplicemente da un avverbio di luogo era e' pòz alà (il pozzo là), si trovava nella zona Casette-Bruciaticcio (ormai inglobata nel perimetro urbano); a esso attingevano i paesani. “Va tó l'aqua me pòz alà (Va a prendere l'acqua al pozzo là)”, si sentiva risuonare prima dell'introduzione dell'acquedotto. Che ci dà l'occasione di presentare i pozzi di Carlòun (Carlone, soprannome di chi, suppongo, coltivasse il podere, accanto a l'Uso, dove i pozzi insistono): furono donati dal principe Torlonia alla comunità affinché vi si traesse l'acqua appunto per l'acquedotto. Sono tutt'ora in funzione.

Gianfranco Miro Gori
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