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zdora malatestaANTONIA DA BARIGNANO - Una donna alle origini del comune. Madre di Sigismondo Pandolfo Malatesta e Malatesta Novello, disponeva di molte proprietà nel territorio di San Mauro; e fu proprio per “gratificare la madre” - come nota lo studioso riminese Oreste Delucca - che il figlio Sigismondo assecondò l'aspirazione all'autonomia dei sammauresi, concedendo loro nella prima metà del Quattrocento gli statuti. Senza la presenza di Antonia, dalla “forte personalità” e dotata di un “notevole ascendente” sui due figli - puntualizza Delucca - , la villa di San Mauro “avrebbe visto sicuramente fallire ogni aspirazione autonomistica” da Savignano.

CESARE, GAIO GIULIO - Il condottiero romano, quando attraversò il Rubicone pronunciando la storica massima “Alea iacta est!”, sostò - racconta Giulio Tognacci - nel tempio a Giove che si trovava, all'epoca, nella zona dove sorge oggi la Torre. Ma, se non mancano documenti, a partire dal toponimo Giovedia, da cui si può inferire l'esistenza del luogo sacro, assai più arduo è dimostrare la tappa di Cesare, per la quale non disponiamo di riscontri documentali, salvo l'affermazione di Tognacci. Che, qualora fosse provata, potrebbe dare fondamento all'ipotesi che la storica decisione per la guerra civile fosse stata presa nell'antico territorio di San Mauro.

SFORZA, CATERINA - Donna di notevole personalità visse tra le seconda metà del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento. Madre del capitano di ventura Giovanni dalla Bande Nere, viene ricordata, tra l'altro, a confermare la sua tempra, per un episodio che la vide protagonista: mostrò agli assedianti, che avevano fatto i suoi figli prigionieri, le pudenda che le sarebbero servite per farne altri. Caterina incrocia alla fine del Quattrocento i destini de “li nostri Huomini di S. Mauro e sue pertinenze”, assolvendoli, dopo che il loro castello viene smantellato, dalle “commesse colpe”, a patto che accettino la condizione di suoi “sudditi”, che gli garantisce la protezione di Caterina e l'autonomia da Savignano.
Gianfranco Miro Gori
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