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SpoglieIl corpo del defunto, la salma, qui è una sola. E' quella di Giovanni Pascoli. E “non ritorna”, per usare il refrain della più famosa, citata, appresa e mandata a memoria tra le sue poesie, La cavalla storna. La vicenda, che infiammò per circa mezzo secolo i samauresi, si può sintetizzare così. Quando Zvanì muore a Bologna nel 1912, all'età di nemmeno cinquantasette anni, essi chiedono a gran voce che riposi a San Mauro nella tomba di famiglia assieme al padre, la madre, i fratelli e le sorelle, come pare egli stesso desiderasse. Ma la sorella Maria, detta Mariù, dispone altrimenti. Giovanni Pascoli, il grande poeta dietro al cui feretro l'Italia si divide (da un lato il mondo cattolico guidato da Mariù, dall'altro il mondo laico che, a ragione, annetteva Pascoli e la memoria pascoliana al proprio campo), sarà sepolto a Barga, dove aveva vissuto l'ultima parte della sua vita errabonda. I sammauresi non accettano la decisone che si tinge di politica: la sovversiva Romagna (che poco dopo esploderà nella Settimana rossa) contro i pii contadini toscani della Lucchesia. Essi progettano il colpo di mano: trafugare la salma per traslarla nel cimitero di San Mauro. Ma non se ne farà nulla, anche se i sammauresi sono tutti uniti, almeno per una volta: rossi e bianchi, credenti e non... Ma perché tanta ostinazione? tanto fervore? Dico tanta ostinazione, tanto fervore perché li ho percepiti giovanissimo, ancora negli anni Cinquanta e Sessanta, quando peraltro stavano lentamente scemando. Tra le tante risposte possibili, una, almeno una, mi appare molto nitida: bramavano di riparare, ne fossero coscienti oppure agissero inconsciamente, al loro comportamento, diciamo non proprio solidale, salvo rare eccezioni, nei confronti di Zvanì dopo l'omicidio del padre. Volevano risarcirlo di atti mancati. E attuare, una volta per tutte, il suo “ritorno a San Mauro”, cioè al fondamento della sua immortale poesia che origina nel paese natale, non tanto per la casualità di una nascita, ma perché da esso trae costante alimento.
Gianfranco Miro Gori

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