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Cinema LaerteIl cinema è stata l'ultimo grande racconto che la società ha saputo “scrivere”. E' un'arte tecnicamente riproducibile, uno spettacolo e un'industria. L'industria si divide in tre settori: produzione, distribuzione, esercizio. Quando si parla di cinema in un paese come San Mauro, il comparto da rammentare è costituito dall'esercizio. Poiché non v'è produzione di film commerciali né distribuzione. Purtroppo non ci sono più neppure i cinema, cioè l'esercizio. Ma ci sono stati. Senza alcuna pretesa di completezza, citiamo il cinema nella casa del fascio - per il duce: “La cinematografia è l'arma più importante”. Nonché un cinema laico e uno parrocchiale, come accadeva del resto in ogni parte d'Italia, essendo il cinema lo spettacolo più amato - anche del calcio - dagli italiani. La crisi del cinema è stata determinata dalla proliferazione della televisione. Che tuttavia ha colmato coi film una parte consistente della sua programmazione. L'ultima sala sammaurese è stata soppiantata da un supermercato.
Non mancano in loco produzioni indipendenti: film a basso o bassissimo costo che vanno ricordati per le loro qualità narrative. Piccoli film ma non film piccoli girati in gran parte a San Mauro. L'amico Laerte è un cortometraggio filmato in 8 millimetri nel 1967 (l'ultima versione presentata in pubblico nel novembre del 2002 dura 19 minuti). Il regista, in tutti i sensi, dell'operazione è Paolo Pollini, suo più stretto collaboratore Giorgio Zicchetti, interpreti Laerte Stella e Fernanda Silvagni, intorno a loro il coro costituito dai ragazzi del bar Gallo nero. Il film racconta l'amore impossibile di un operaio per un'impiegata; e mostra indirettamente l'atteggiamento ambivalente dei sammauresi verso il boom economico, che trasformò radicalmente modi di vita sedimentati nei secoli. Pur apprezzandolo ne hanno paura. Fuori (dal) gioco, che s'avvale delle nuove tecnologie audiovisive, è stato realizzato nel 2011 e presentato nel 2012. Nasce da un'esperienza di teatro, realizzata per alcuni anni dall'associazione Impronte di teatro e dalla comunità Giovanni XXIII, col sostegno del comune, insieme a un gruppo di persone diversamente abili e un buon numero di volontari. Il film, per la regia di Marco Brambini col coordinamento del progetto e dell'organizzazione di Emanuela Frisoni e Antonietta Garbuglia, è ambientato nel mondo del calcio amatoriale e ricco d'ironia. Racconta la storia di un viaggio; e costituisce un'esperienza d'integrazione dei diversamente abili che partecipano come attori.

A questo punto, oltre a coloro che sono stati citati, occorre menzionare Fabio Mazzotti, assai attivo nel settore.
Ultimo capitolo: i film per così dire pascoliani. Un cortometraggio del 1952 e un lungometraggio del ’53, ma uscito qualche anno dopo. Recano pressoché lo stesso titolo, preso dal refrain della poesia più famosa di Pascoli: Cavalla storna. Il primo di Guido Guerrasio: La cavallina storna; il secondo di Giulio Morelli: Cavallina storna.In entrambi ricorre il paese di San Mauro con la campagna circostante; ma c'è una differenza essenziale. L'uno, in cui viene rappresentata la poesia del titolo, è girato in loco; l'altro no. Nel primo il regista oppone immagini dal vero, che mostrano la pace della San Mauro dell’inizio degli anni Cinquanta (la casa Pascoli, la Torre, il Rio Salto, dei buoi, la campagna fertile...), a inquadrature narrative della madre del poeta con la cavalla unica testimone dell’omicidio. Nel secondo il regista, pur prendendo spunto dalla poesia e dalla vicenda del poeta segnata dall’omicidio del padre, inventa in assoluta libertà. Restano i nomi delle persone, Giovanni e Maria Pascoli, e dei luoghi, San Mauro e la Torre, che non assomigliano agli originali. Ne scaturisce un cupo melodramma in stile Matarazzo: un genere che all’epoca riscuoteva diffusi consensi da parte del pubblico. Anche Marco Bellocchio aveva progettato di girare un film su Pascoli, senza approdare - almeno per il momento - alla realizzazione. Lo stesso regista parlò nella Torre in una serata di circa quindici anni fa del suo interesse per il poeta. Dal quale sono scaturiti, in occasione di laboratori da lui diretti, uno a Rimini l'altro a Bobbio, Un filo di passione (1999), imperniato sul rapporto tra il poeta e la sorella Mariù, e La cavallina storna (2005). Un eco di questo interesse si trova anche in Vicere (2009), nel quale si accenna a Pascoli e vengono detti alcuni versi della poesia I due fanciulli.
Gianfranco Miro Gori

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