SAN
MAURO PASCOLI – (1 Novembre 2005) - Bene nella ricerca, innovazione e qualità.
In difficoltà nella disaggregazione tra alcune imprese virtuose ed altre un po’
in affanno. Il bilancio? Decisamente in attivo con possibilità di ampi margini
di miglioramento. È quanto è emerso nello studio sul distretto calzaturiero del
Rubicone presentato venerdì 28 ottobre scorso alla Torre a San Mauro, che ha
messo a confronto la scarpa “made in San Mauro” con altri otto distretti
dell’Emilia Romagna. Come ha ricordato Luciano Pilotti dell’Università statale
di Milano, che ha curato la ricerca per conto del CERCAL ed Ecipar, “il
Rubicone presenta alcune imprese virtuose capaci di generare valore aggiunto,
che adottano modelli di internazionalizzazione evoluti, capaci di giocare un
ruolo di ‘educatori’ di un intero territorio. L’importante è che le aziende
leader non vadano avanti da sole, lasciando indietro le altre, perché ciò
impoverirebbe il territorio nel suo insieme”. Un territorio che produce un
fatturato complessivo di circa 400 miliardi di euro, corrispondenti a 15
milioni di paia di scarpe. Il 75% della produzione è destinata all’export, per
un valore di circa il 36% del giro d’affari complessivo. I principali mercati
di riferimento sono i paesi dell’ Unione Europea, l’America Settentrionale ed
il Giappone. Il numero di aziende impegnate nella produzione calzaturiera nel
distretto è di 111 unità per un totale di 2.969 addetti. Nel territorio prevale
un’azienda di piccole dimensioni (1-19 dipendenti) che costituiscono oltre il
65% del tessuto produttivo, seguita da quelle di media grandezza (20-50
dipendenti) che rappresentano il 21%, e quelle di dimensioni maggiori (oltre
50) che costituiscono il 10%. A confermare che il distretto “tiene” è stato
anche Rossano Soldini, Presidente nazionale dell’ANCI (Associazione nazionale
calzaturifici italiani), la più importante associazione che riunisce le imprese
di scarpe d’Italia. “Il quadro nazionale del nostro settore è mortificante, nel
Rubicone per fortuna no, grazie alla scommessa sulla qualità del prodotto e
sulla formazione grazie al Cercal. Per citare un dato, in Italia sono presenti
oltre 7500 calzaturifici, il 70% dei quali di piccole dimensioni (10/30
dipendenti), che danno lavoro a 110.000 persone. Ebbene, solo nei primi sette
mesi di quest’anno ben 4.200 persone hanno perso il loro lavoro per la chiusura
di stabilimenti. Il paradosso di tutto questo sta nel fatto che il nostro paese
rimane il leader mondiale nella ricerca, innovazione e qualità. Basti pensare
che in Europa ci sono 12.000 calzaturifici, la metà dei quali si trovano in
Italia”. Quali le risposte che possono essere trovare per fare fronte a questa
situazione? Tre ne ha indicate Soldini, tutte a livello europeo:
“l’obbligatorietà del marchio di origine che permetterebbe di recuperare almeno
un 30% della produzione; l’attivazione di procedure contro i prodotti
sottocosto, per lo più di provenienza asiatica; l’attivazione di quote per le
calzature in pelle. Per trent’anni i calzaturifici italiani hanno vinto la
globalizzazione, ora però la situazione è cambiata perché siamo di fronte ad
una concorrenza sleale, che non permette una parità di condizioni”.
DISTRIBUZIONE AZIENDE E ADDETTI NEL RUBICONE
|
Comune
|
Numero aziende
|
Numero addetti
|
|
S.Mauro Pascoli
|
78
|
2089
|
|
Savignano sul Rubicone
|
23
|
269
|
|
Gatteo
|
10
|
611
|
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