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BALDININI: PER IL CALZATURIERO LA QUALITA’ NON BASTA PDF Stampa E-mail
Economia 01 Aprile 2006 - 01:00


SAN MAURO PASCOLI – (1 Aprile 2006) - Non basta scommettere sulla qualità: è necessario identificare anche il mercato giusto. Ad affermarlo è Gimmi Baldinini uno degli storici imprenditori calzaturieri di San Mauro Pascoli al centro di una poderosa crescita in fatto di produzione e fatturato. Di seguito riportiamo quanto ha dichiarato a Il Sole 24 Ore in una intervista di alcuni giorni fa.

«Grande qualità, lusso, design e una rete distributiva efficiente: Baldinini batte la crisi del calzaturiero con prodotti esclusivi, che si collocano nella fascia altissima di mercato. E quest'anno la crescita dei ricavi replicherà il 30% del 2005, salendo a una cinquantina di milioni. L'azienda è una Srl operante in provincia di Forlì Cesena, nel distretto calzaturiero del Rubicone, tra San Mauro Pascoli, Gatteo e Savignano: una vera passione per le calzature per oltre 200 tra aziende produttrici, componentisti e artigiani. Si producono soprattutto calzature femminili di lusso e non a caso operano alcuni big mondiali come Sergio Rossi (griffe della scuderia Gucci), Pollini, Casadei e appunto Gimmi Baldinini. Quest'ultima è controllata, da quattro anni, con una quota del 60% da Antichi Pellettieri (gruppo Mariella Burani), che si quoterà entro l'estate, e per il resto dal fondatore, sessantenne, Gimmi Baldinini. La società, con 180 addetti, produce sia all'interno che nel distretto.
« Per noi va a gonfie vele— esordisce Baldinini: al Micam (la fiera milanese delle calzature numero uno al mondo ndr) abbiamo aumentato gli ordini del 45%: nel 2005 abbiamo realizzato ricavi per 37 milioni, il 30% in più. E quest'anno faremo anche di più.

Chi punta sul lusso e ha il made in Italy giusto vince?

Non basta. Per esempio, chi ha il prodotto di lusso, made in Italy, e va in Germania perde. Vinci se hai il mercato, se sei bravo e se hai il brand. Altrimenti perdi. 

Qual è allora la formula del successo Baldinini? 

Vent'anni fa abbiamo scommesso sul mercato russo e oggi raccogliamo i frutti del nostro lavoro: siamo il numero uno in Russia. L'export costituisce il 90% del fatturato: Russia, Arabia Saudita, Cina e tutto il mondo. La Russia però rappresenta il 60% dell'export.

Non è rischioso concentrare tanto su un solo mercato?

No. I pagamenti sono garantiti al 100% e, del resto, il profilo del consumatore russo è quello nostro: amano calzature di lusso e superlusso. Ripeto, non improvvisiamo nulla: quello che abbiamo è stato costruito in vent'anni e per la Russia ho abbandonato l'America. Oggi non è che uno va in Russia e trova il mercato pronto, non esiste.

Tornerà a fare un pensierino sugli Usa?

L'America è un Paese che ha tutto e investire sul marchio costa tantissimo. Sto giusto per partire per gli Usa, ma non farò follie.

Quanti negozi avete complessivamente?

Oltre 500 multibrand, 50 monomarca e altri 10 in apertura nel 2006. Puntiamo sui grandi centri urbani, con negozi di 150 200 metri, dove sia possibile esporre bene il nostro prodotto.

Lavorate solo sul vostro marchio?

Sì e non siamo meno bravi delle griffe. Preferisco investire per il mio marchio e non per altri: c'è il rischio che da un giorno all'altro ti ritrovi con metà produzione.

Cosa consiglia alle imprese in difficoltà?

Ritengo che insistere sui mercati che non danno niente sia inutile. Bisogna girare pagina e ripartire da zero: il mondo cambia e bisogna adeguarsi. Se uno pensa di andare avanti come ha sempre fatto è la volta che chiude: bisogna fare più prodotti, arricchire il campionario e migliorare lo stile. È necessario schiodarsi dall'azienda, girare, osservare, confrontare e quando ti presenti devi vincere: ma per fare questo devi avere il marchio e non solo il prodotto.»

(Tratto da Il Sole 24 Ore del 27 marzo 2006 dal titolo “In Russia da 20 anni: ora raccolgo i frutti”).

 

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