In Sanmauropascolinews.it
1_t
1_t
  • IL METEO
  • GALLERY
  • VIDEO
Sezione Meteo
meteo Rubrica curata direttamente dal metereologo dello Staff.
dscn0332_01
Image Detail

Ultimi Commenti

Sereno

19°C

San Mauro Pascoli

Sereno
Umidità: 64%
Vento: E a 14 km/h
sab
Sereno
12°C / 21°C
dom
Possibilità di pioggia
14°C / 22°C
lun
Possibilità di pioggia
10°C / 21°C
mar
Possibilità di pioggia
14°C / 21°C

PariniPiergiorgio.jpg
QUESTA SERA LA TORRE D'ORO A PARINI
Sabato, 12 Maggio 2012 08:31
Commercianti%20Centenario.JPG
I COMMERCIANTI FESTEGGIANO IL CENTENARIO
Venerdì, 11 Maggio 2012 07:29
alessandri_roberta.jpg
LE IMPRENDITRICI A VOCI DI DONNA
Giovedì, 10 Maggio 2012 12:57
ANTEAGruppo.jpg
UNA FIAT PANDA...CONTRO LA SOLITUDINE
Giovedì, 10 Maggio 2012 07:03
torre.jpg
PASCOLI E LA CUCINA ALLA TORRE
Mercoledì, 09 Maggio 2012 06:39
biblioteca_estern_1.jpg
MAGGIO IN LIBRI NELLA BIBLIOTECA
Martedì, 08 Maggio 2012 06:55
Soldi.jpg
VOLANO I DEPOSITI BANCARI A SAN MAURO: +37%
Domenica, 06 Maggio 2012 10:19
VOCI DI DONNA / SI PARTE VENERDI' 4 MAGGIO
Venerdì, 04 Maggio 2012 11:12
PALMIERI E VENTURI I PRIMI "AUTODIFESI"
Mercoledì, 02 Maggio 2012 17:01
LA MORTE DEL PAPA ALL’AVVENIRE FA PENSARE ALLA POESIA PASCOLIANA PDF Stampa E-mail
Cultura 07 Maggio 2005 - 01:00
Scritto da webmaster   

SAN MAURO PASCOLI – (7 maggio 2005) – Il rapporto di Giovanni Pascoli con la religione è sempre stato piuttosto controverso: da una parte la sorella Mariù, col suo tentativo di imporre un’immagine di poeta bravo e rispettoso dei principi religiosi; dall’altra una buona fetta di studiosi, intenti a sottolineare la laicità del personaggio. Quale che sia la verità fa un certo effetto leggere l’editoriale pubblicato sull’Avvenire del 19 aprile scorso a firma di Luigi Testaferrata (“Pascoli, Trilussa e l’ansia del Papa”), nella quale la morte di Giovanni Paolo II ha fatto ricordare la poesia di Zvanì.

 «Quando il libro rosso dei Vangeli fu posato sopra la bara di Giovanni Paolo II, la mattina dell'8 [aprile, ndr], sulla spianata spoglia di San Pietro, mi ricordai di Giovanni Pascoli. Non so se il Santo Padre abbia avuto familiarità con la poesia di Zvanì, non mi pare, comunque, che l'abbia mai dichiarata: diversamente da Papa Luciani che si era divertito a dichiarare, durante le sue straordinarie catechesi, la sua passione per le poesie di Trilussa che qualche volta recitò con una incredibile, festosa pronuncia agordino-romanesca. Lo dissi subito a mia moglie che dalla sera del 2 aprile divideva con me tutto quello che i programmi televisivi ci facevano passare davanti agli occhi ed entrare dentro gli orecchi. “È come "Il libro" dei Primi Poemetti” dissi. E infatti il cronista ricordava la ragione per cui il Vangelo era stato messo sulla bara, il vento che soffiava forte nella grande piazza e alzava le vesti rosse dei Cardinali e le bandiere di tutte le nazioni sopra le teste della folla avrebbe mosso le pagine, le avrebbe sfogliate una dopo l'altra, o tante insieme, avanti e indietro, e si sarebbe creato il senso di una presenza invisibile che rivisitava la vita del grande Defunto che era stata un Vangelo vivente. Proprio come accade col libro che Pascoli inventa sul leggìo di quercia nell'altana e dice che c'è “uno” che cerca affannosamente qualcosa sfogliando le pagine, ma non dice chi e che cosa. D'altronde Pascoli - anche se nessuno lo nominava - poteva essere sentito come una presenza quasi indispensabile quella mattina in quel posto: perché dentro la grande Basilica il cui interno veniva mostrato di quando in quando dagli apparecchi della Tv, si scorgeva la tomba del Santo Leone XIII che aveva avuto in comune con Karol Wojtyla, oltre certe linee programmatiche del Pontificato, alcuni dati anagrafici quasi inquietanti (tutt'e due eletti nel '78, tutt'e due entrati nel secolo successivo, il primo fino al 1903, il secondo fino al 2005) e tornava alla mente la poesia pascoliana (dei Nuovi Poemetti) “La morte del Papa”, soprattutto perché Papa Pecci vi appare come “uno che può, se vuole” portare l'anima di chi muore con lui (la vecchina della Garfagnana, ricordate?) “avanti alla Madonna”, proprio come si sa che fa a farà Papa Wojtyla. Il bello successe, però, quando il libro sulla bara di Giovanni Paolo II, dopo essere quasi impazzito al vento come quello pascoliano, a un certo punto si chiuse, rimase chiuso su un lato del coperchio. “Consummatum est” disse mia moglie. Ed era la verità. Era il tempo preciso della Liturgia Eucaristica, sull'altare si rinnovava il sacrificio della Croce, il Papa Santo era arrivato con Cristo alla fine delle sue sofferenze, cominciava il tempo della Resurrezione, tutto era compiuto. E il libro, che non era quello “del mistero” sfogliato da chi cerca il “vero”, ma era il libro di Chi ha indicato e aperto la via della verità e della vita, il libro rosso sulla bara di Papa Wojtyla rimase fino alla fine perfettamente chiuso. Per quanto il vento continuasse a soffiare e facesse volare tutti i panni, bandiere, stendardi, striscioni, cappelli e fazzoletti che empivano la piazza, non si mosse di un millimetro. Perché si apriva, in una luce chissà come splendida, in un altro Luogo.» (Da L’Avvenire del 19.04.2005, “Pascoli, Trilussa e l’ansia del Papa” a firma di Luigi Testaferrata.)

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Joomla SEO powered by JoomSEF